Enter your search terms:
Top
 

Ologrammi 3D in passerella, l’ultima sfida della moda

Il principio alla base della creazione di ologrammi è simile a quello della registrazione musicale stereofonica. Una volta che il suono è stato registrato, l’orchestra può smettere di suonare e il suono può essere ricreato all’infinito, senza alcuno strumento. Invece di registrare l’audio, un ologramma memorizza gli schemi d’interferenza generati dalla luce diffusa da un oggetto.

Che cosa sono gli ologrammi?

Questo permette di riprodurre lo stesso effetto in seguito, creando l’illusione che l’oggetto sia ancora lì. La cattura di un ologramma richiede una sorgente luminosa laser, di solito se ne usa uno a elio-neon, il cui fascio attraversa un dispositivo che la suddivide in due raggi, ciascuno dei quali segue un percorso differente verso la lastra di registrazione olografica. Il primo raggio viaggia verso il soggetto da riprendere, mentre il secondo è invitato alla lastra e usato come riferimento per ottenere il modello d’interferenza. Prima di raggiungere il promo bersaglio, ciascun raggio passa attraverso una lente che funziona in modo contrario a quella delle macchine fotografiche: invece di focalizzare i raggi in un punto, diffonde ovunque la luce del raggio.

Gli ologrammi 3D rappresentano una novità assoluta nel campo dei video. La loro comparsa sul grande schermo, tuttavia, non è affatto recente. Già negli anni 70’ e per tutta la durata degli anni 80’, i film più innovativi da un punto di vista tecnologico (primo fra tutti Star Trek) hanno proposto al pubblico avatar e ologrammi capaci di mettere in connessione le persone con i propri simili anche molto distanti fisicamente tra loro. Proprio nella serie Star Trek, hanno fatto la loro comparsa per la prima volta anche gli ologrammi 3D che nel film erano capaci di realizzare a distanza delle complesse operazioni chirurgiche.

Ologrammi 3D: il futuro è qui

Il processo di creazione di un ologramma risente moltissimo della luce come avviene nelle fasi di sviluppo della fotografia tradizionale, per cui le registrazioni vengono effettuale in una camera oscura. Poiché la lastra è sensibile al colore rosso o al laser, invece delle lampadine rosse delle camere oscure si usano le lampadine di colore verde o blu. L’olografia è anche molto più sensibile alle condizioni ambientali rispetto alla fotografia. In una superficie molto piccola sono immagazzinate così tante informazioni che anche minuscole deviazioni nel laser possono rovinare l’ologramma. Vibrazioni del pavimento, fluttuazioni nell’aria dovute a spostamenti delle persone, o anche al solo respiro, possono danneggiare il processo di registrazione. Nonostante le difficoltà nel registrare gli ologrammi, la capacità di archiviazione che consentono è ampia. Le immagini olografiche sono realmente tridimensionali e possono essere viste da ogni angolo. Inoltre, gli ologrammi fatti con una certa lunghezza d’onda possono essere letti a una lunghezza d’onda di visualizzazione che modifica il fattore di ingrandimento. Un’altra grande sfida per la tecnologia moderna è la produzione di ologrammi in movimento. Così come nei film girati su pellicola, ogni lastra olografica produce un’immagine statica e girare un lungometraggio olografico è attualmente irrealizzabile. Il potenziale per queste tecnologie è molto vasto. Gli ologrammi potrebbero essere impiegati non solo per l’intrattenimento, l’arte e l’educazione, ma ci sono applicazioni potenziali anche in campo medico e scientifico oltre che tecnologico. In particolare, l’applicazione degli ologrammi 3D è stata usata nell’ambito della moda (si veda l’ultimo successo della campagna Diesel) e dell’estetica con risultati davvero sorprendenti che sicuramente contribuiranno all’apertura di nuove strade e innovazioni nel settore.

Ologrammi 3D in movimento, l’ultima frontiera della moda

Ralph Lauren si è proposto in una singolare sfilata virtuale sulle acque del laghetto di Central Park, grazie ad una tecnologia olografica, così come Burberry che ha lanciato in Cina la sua prima passerella interattiva. In origine fu Alexander Mc Queen, designer d’avanguardia che ha sempre contato nell’efficacia del fashion show scenografico, il primo a intuirne il potenziale: già nel 2006 durante un momento memorabile di una sua perfetta messa in scena, sulla passerella apparve l’immagine tridimensionale della modella Kate Moss che aleggiava sopra la testa del meravigliato pubblico. Non mancano all’appello anche Louis Vuitton, Guess, Freddy e Diesel sempre in prima linea per quanto riguarda l’innovazione.